Genitori sempre più soli davanti ai social

Di solito non faccio articoli su fatti di cronaca, soprattutto su minori che perdono la vita. Mi sembra scorretto da un lato perchè quello che dovrebbe parlare è il dolore e noi lo dovremmo ascoltare in religioso silenzio. In questi giorni però ho ricevuto diverse chiamate e messaggi sulla tragica morte della bambina di dieci anni che ha accettato una mortale sfida su Tik Tok. Alcuni colleghi mi hanno chiamato per chiedermi cosa ne pensavo, che dobbiamo fare rete a questa emergenza, che se ne parla troppo poco.

Mi sento di dire due cose. La prima, è veramente una brutta abitudine quella di sparare a zero sui genitori appena succede un caso simile. Come se tutti fossimo perfetti e a noi non sarebbe accaduta mai una cosa del genere. Vero che dobbiamo fare informazione sull’uso corretto dei social e sui pericoli, vero anche che non si devono lasciare le famiglie da sole e prive di strumenti di difesa. Poi, c’è un’altra verità, quella che come dice Khalil Gibran: “I nostri figli non sono nostri”. I figli non sono materiale grezzo da plasmare, hanno una loro personalità, pensieri propri, non sono fotocopie dei genitori. Quindi il tragico evento della famiglia di Palermo può succedere in ogni famiglia, anche quella più attenta. Esiste una libera azione che non permette ai genitori di gestire i figli come automi. Quando un genitore diciamo in modo semplice svolge il suo ruolo, non è detto che vada tutto a buon fine, perchè l’altro non è un robot che possiamo programmare premendo i pulsanti giusti. Quindi stiamo di fronte al dolore di questa famiglia togliendoci “i calzari”come quando si entra in un posto sacro, perchè il dolore colpisce tutti anche i giusti.

La seconda cosa invece è il mio pensiero sull’emergenza educativa generale: quali riflessioni fare in questo ambito?La riporto sotto in breve.

Morire per un gioco? Sembra impossibile ma e’ successo di nuovo. I casi di minori che partecipano a giochi mortali sui social sono in aumento e rappresentano una grave emergenza educativa. Una bambina di 10 anni che muore per una sfida su TiK Tok ci sconvolge e subito pensiamo all’immenso dolore che travolge i cuori di una famiglia per aver perso il dono piu’ caro per un assurdo gioco, eppure allo stesso tempo ci mette di fronte ad un fatto che molti genitori ancora non comprendono: il mondo virtuale e’ reale. Questo le famiglie lo devono avere ben chiaro, quello che succede sui social e’ reale! Solo cosi’ si puo’ capire il pericolo e come agire a livello educativo con i figli. I social sono ambienti, luoghi affollati dove puoi incontrare chiunque. Nessun genitore lascerebbe il proprio bambino di 8 o 10 anni da solo in un locale frequentato da persone sconosciute tra le quali sicuramente male intenzionati. Lo stesso dobbiamo pensare dei social. Fino ai 12/13 anni sarebbe meglio non avere un cellulare, se necessario si possono prendere telefoni senza collegamento a internet. Andrebbe svolta nelle scuole e nei centri educativi la corretta informazione sull’utilizzo dei media e le loro conseguenze e pericoli. Le famiglie non devono essere lasciate sole, vanno aiutate e supportate a gestire la situazione. Importanti sono anche le reti di aiuto tra famiglie. Bisogna ritrovare il senso della comunita’ che si supporta:questo fenomeno sociale puo’ essere risolto solo da una collaborazione e un intervento sociale comune.

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