27 gennaio Giornata della Memoria

Ogni anno alla ricorrenza della giornata della Memoria un’immagina mi appare davanti agli occhi, come se fossi stata presente in quel momento, mentre in realtà ho solo letto il racconto nel libro NEL BUIO BRILLANO LE STELLE (A.Comastri). Voglio riportarla senza commentare, lasciandola raccontare da chi era lì: Elie Wiesel, ex deportato ad Auschwitz e a Bunchenwald.

“Le S.S. sembravano più preoccupate, più inquiete del solito. Impiccare un ragazzo davanti a migliaia di spettatori non era un affare da poco. Il capo lesse il verdetto. tutti gli occhi erano fissati sul bambino. Era livido, quasi calmo, e si mordeva le labbra. L’ombra della forca lo copriva. Il Lagerkapo si rifiutò questa volta di servire il boia. Tre S.S. lo sostituirono. I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi. “Viva la libertà” gridarono i due adulti. Il piccolo, lui,taceva. ” Dov’è il buon Dio, Dov’è?”, domandò qualcuno dietro di me. A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte. Silenzio assoluto. All’orizzonte il sole tramontava. “Scopritevi!”, urlò il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo . ” Copritevi!”. Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora….Più di una mezz’ora restò così, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti. Dietro di me udii il solito uomo domandare: ” Dov’è dunque Dio?”. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:” Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca..”.Quella sera la zuppa aveva un sapore di cadavere.(La notte, autobiografia di Elie Wiesel)

Spesso gli uomini pensano che il dolore (con tutti i suoi tristissimi volti) sia una prova dell’inesistenza di Dio, mentre il dolore è la prova della sempre possibile disumanità dell’uomo. ( A. Comastri)

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